Pensieri e parole su HCI, home computing, tecnologie desktop e sul Progetto Lobotomy

mercoledì 28 aprile 2010

Progress Box

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Mentre stavo mettendo insieme una interfaccia grafica per l'editor di feeds in Tracker (attualmente nel repository SVN di Phidias, sebbene ancora non completo) mi si e' presentato il problema di fornire all'utente del feedback durante la fase di download di un ipotetico file OPML da parsare e da cui importare gli indirizzi di interesse: assunto che dal momento in cui si clicca il pulsante per scaricare a quello in cui si mostra la lista di feeds identificati passa del tempo e si compiono una serie di operazioni (connettiti al server, tira giu' qualche kilobyte, leggi l'XML...), cosa visualizzare sullo schermo per informare del fatto che il primo click e' andato a buon fine e il programma sta facendo quel che deve fare?
Una classica progress bar ben si presta alla bisogna, ma il problema rimane: dove piazzarla? Creare una finestrella informativa separata sembra uno spreco, in quanto e' piu' il tempo che ci mette il window manager a gestirla che non quello per completare il task. Le status bar non mi sono mai piaciute, in quanto le considero troppo fuori dal locus dell'utente. Dedicare un'altra qualsiasi area a questo genere di informazione e' uno scempio.
Alche', mi sono "inventato" la ProgressBox.
Questa non e' null'altro che un semplicissimo (e per ora estremamente grezzo) widget GTK+ che incorpora un contenitore orizzontale liberamente riempibile ed una progress bar, mostrati alternativamente a seconda del bisogno. Nel caso specifico dell'editor di feeds: nel contenitore metto il campo ove incollare l'URL del file da scaricare ed il tasto per avviare la procedura, e quando esso viene cliccato il widget mostra la barra di progresso aggiornata in base allo stato del download. Una volta completata la trafila, il widget torna allo stato originale permettendo di incollare un eventuale nuovo indirizzo web.
Grazie a questo modestissimo espediente, si ottengono i seguenti risultati:
  • l'utente e' informato del fatto che il programma ha colto il suo input
  • l'utente e' informato del fatto che il programma sta lavorando
  • l'utente sa quanto tempo ci sta mettendo
  • si evita la classica situazione in cui, a causa dell'assenza di feedback, l'utente clicca dieci volte sullo stesso pulsante avviando dieci volte la stessa procedura
  • l'utente, anche volendo, non puo' interferire con l'operazione schedulandone un'altra uguale prima che la prima sia completata
Come detto l'elemento e' estremamente rozzo ed ha un'API tutta sua (non avevo voglia estendere correttamente quella originale di GtkBox), ma per intanto l'ho reso disponibile come al solito su BarberaWare e ho preparato un video dimostrativo (che "fa figo e non impegna").

lunedì 26 aprile 2010

L'ovvio che non dovrebbe essere ovvio

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Potrebbe sembrare quasi strano che la maggior parte di critiche e lamentele nei confronti dell'usabilita' generale dei PC arrivino da utenti esperti ed in grado di usare il computer con cognizione di causa, ma a ben guardare e' una cosa ovvia. Il motivo si evince piuttosto chiaramente leggendo ad esempio uno degli ultimi articoli pubblicati in merito, che ha pure riscosso un discreto successo nel giro (stranamente, trattandosi di argomenti sin troppo noti a tutti gli addetti ai lavori): per l'utenza di bassa lega e' normale che il PC non funzioni.
E' normale avere qualche problema installando o disinstallando una applicazione, e' normale che il computer non si avvii piu' da un giorno all'altro o si spenga all'improvviso, e' normale non riuscire ad aprire un file in qualche formato stravagante, e' normale prendersi un virus, e' normale non capire come si utilizza un dato software. Nel gergo informatico dei non-informatici, "computer" e' sinonimo di "errore".
Chi paga le spese di suddetti capricci digitali sono per l'appunto coloro che hanno maggiore dimestichezza con la tecnologia informatica, che sanno come risolvere i propri problemi e, per estensione, vengono puntualmente interpellati da amici, parenti e conoscenti che incappano in qualche banale condizione di malfunzionamento affinche' risolvano anche i loro. Tutti, ma proprio tutti gli smanettoni hanno carrettate di aneddoti ed esperienze di tal fatta. E' un fenomeno talmente comune e radicato da essersi meritato pure una maglietta dedicata su ThinkGeek. Qualsiasi giovanotto col pallino per i PC e' ben conscio dei pericoli che rischia, ed evita accuratamente di dare la mail o peggio il numero di telefono a chiunque gli dica "Ah, allora tu sei capace di aggiustare i computer!" sapendo che se il suo contatto finisse nella mani sbagliate sarebbe continuamente tirato in ballo per sistemare, aggiustare, configurare e spiegare i mille e piu' difetti dei sistemi moderni.
Ma il fatto che il PC sia "rotto di default" non e' per niente normale.
Tanenbaum sostiene da decenni che l'esempio di riferimento dei sistemi operativi dovrebbe essere il televisore, ovvero un elettrodomestico che funziona continuativamente dal momento in cui si attacca la spina elettrica a quando i suoi componenti interni cedono strutturalmente per usura. Raskin sosteneva la teoria per cui ogni dispositivo elettronico dovrebbe fare una singola cosa (ad esempio: un cellulare dovrebbe solo permettere di telefonare e ricevere telefonate) ed essere dotato solo dei tasti e del software necessari a fare quella cosa, e null'altro, per arginare e limitare al massimo i rischi di errore da parte dell'utente. Nessuna di queste visioni e' mai stata applicata nel mondo reale, o comunque si e' mai diffusa, se non forse in parte.
Forse perche' quella di realizzare apparati general purpose, e per questo necessariamente complessi (e bacati), e' la norma sia per i produttori che per i consumatori. Forse perche' ben pochi hanno mai realmente esplorato le potenzialita' commerciali di questo genere di soluzioni, e nessuno ha voglia di provarci. Forse perche' il fatto di tenere in ostaggio l'utenza inconsapevole permette di generare fior di introiti in servizi di assistenza e supporto, dunque non e' economicamente conveniente farli campare felici e sereni. Forse perche' a priori si preferisce spendere meno per comprare un singolo dispositivo che faccia tutto che non tanti dispositivi che facciano cose specifiche (senza considerare minimamente il costo successivo del software, che pareggerebbe i conti), ed il risparmio immediato oscura il risparmio in termini di tempo e scocciature dopo.
Si assistera' mai ad una inversione di tendenza, dettata dal buon senso anziche' dagli istinti di conservazione monetaria? Per conto mio credo che prima o dopo dovro' procurarmi una qualche schedina "SoC", buttarci sopra un kernel ed il software essenziale per disegnare qualcosa sullo schermo, e fare qualche esperimento...

martedì 20 aprile 2010

Paura e Delirio nel Pannello Configurazioni

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Manco il tempo di finire di elogiare l'ottimo Déjà-Dup, che oggi mi son trovato a dover domare l'intricato (e talvolta inestricabile) Evolution. Prova provata della diffusa isteria compulsiva di aggiungere funzioni su funzioni laddove non ce ne sarebbe il benche' minimo bisogno, quasi solo per giustificare l'avanzamento del numero di versione.
Per qualche tempo ho fatto a meno di un client di posta per via di una riorganizzazione dei miei PC ed ho usato solo l'interfaccia web di GMail, che pero' reputo difficile da maneggiare dal momento in cui seguo moltissime mailing lists e senza la vista per thread e' pressoche' impossibile capirci qualcosa. Alche' ho installato su questo PC il summenzionato programma (prima lo usavo solo su un'altro computer), e l'ho dovuto configurare.
Devo ammettere che prima non avevo mai fatto caso alla quantita' di opzioni, sotto-opzioni, caselline, features e settaggi da gestire nel pannello di configurazione: forse perche' e' passato molto tempo dall'ultima volta che ho dovuto metterci mano (avendolo sistemato sull'altro PC non mi son mai piu' posto il problema), forse perche' sclerando alla ricerca della configurazione per la signature me lo son girato in lungo ed in largo scoprendo cose che prima non avevo visto (per la cronaca: alla fine ho dovuto cercare su Google come si imposta la firma al fondo delle mail, e ho scoperto di non essere l'unico a non esserne stato capace), forse perche' inconsciamente ispirato dalla recente analisi appunto di Déjà-Dup sono stato incline a prestare maggiore attenzione alla disposizione ed alla disponibilita' di scelte da far fare all'utente... Sta di fatto che sono attualmente molto deluso da come il programma si presenta.
Tanto per dirne qualcuna:
  • in "Mail Preferences / General" si trova una checkbox che dice "Enable Magic Spacebar". E' ignoto cosa sia questa spacebar magica, di default e' abilitata e ho paura di cambiarlo per vedere cosa succede
  • in "Composer Preferences / General" c'e' una opzione espressamente dedicata a chi ha la pessima abitudine di fare top quoting, permettendo di piazzare la signature sopra al testo quotato insieme al resto. Ed e' pure specificato "Not Reccomended". A che diamine serve una opzione che incentiva e spalleggia un comportamento biasimato da chiunque e pure esplicitamente deprecato nel pannello stesso?
  • in "Mail Preferences / Automatic Contacts", che peraltro dovrebbe stare nell'apposita sezione "Contacts" anziche' li', si chiede se si vogliono importare in rubrica i contatti da Pidgin. Ora: per quale assurdo motivo al mondo io, utente, *non* dovrei volere l'integrazione tra queste due applicazioni? Fallo e basta!
La lista di cose palesemente inutili e di quelle che potrebbero essere largamente migliorate e' lunga, ed intendo nel prossimo futuro inviare una mail sulla mailing list dei developer per discutere le mie osservazioni ed eventualmente anche offrirmi per provvedere alle patch necessarie (sul codice di Evolution ho gia' combinato qualcosina in passato), perche' e' intollerabile che una applicazione del genere, una delle piu' importanti nella piattaforma Gnome e riccamente usata in ambienti di produzione (anche perche' sembra essere l'unico client open che si interfaccia in un qualche modo con Microsoft Exchange) debba essere cosi' complicata anche solo da mettere all'opera.
E' uno sporco lavoro, ma qualcuno lo dovra' pur fare...

domenica 18 aprile 2010

User-proof

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Da molto tempo esiste l'ironico motto secondo cui i developers Gnome saranno soddisfatti della loro opera solo quando l'intera interfaccia del sistema sara' ridotta ad un tasto solo. Ma l'altro giorno sono incappato per caso in una applicazione che fa davvero proprio il concetto: la schermata principale di Déjà-Dup presenta infatti due soli grossi pulsanti, "Restore" e "Backup".
Chiaramente esiste anche un pannellino per selezionare cosa backuppare e dove, o automatizzare la procedura in modo da dimenticarsi completamente della sua esistenza e lasciare che faccia da solo (se non e' automaticamente attivato, il backup non serve a niente), ma mi ha colpito la scelta estrema nel design del pannello primario. In fin dei conti una volta manipolati i diversi parametri non c'e' ragione di metterli continuamente sotto al naso all'utente, che di volta in volta e' interessato solo a sincronizzare i suoi dati locali con la cartella remota, dunque mi sembra piu' che azzeccata.
E le accortezze in termini di usabilita' non si limitano a questo. Tra i commenti pubblicati su OSSBlog, da cui appunto ho appreso l'esistenza di questo programmillo, qualcuno lamenta la limitazione di poter selezionare un solo insieme di cartelle da duplicare in un solo repository distaccato, ma anche in questo caso mi trovo a dar ragione al developer: il target del software e' chiaramente l'utenza domestica, che non ha particolari esigenze ed anzi ancora grazie se si premura di effettuare una copia di salvataggio dei propri dati, dunque inutile e' fornirgli un necessariamente complesso sistema per incrociare cartelle su cartelle. Se l'utilizzatore dovesse mai abbisognare di tale genere di funzionalita', potra' trovare una risposta in una qualsiasi tra le altre dozzine di applicazioni esistenti nel settore senza necessariamente rendere piu' difficile la vita a chi vuole campare lieto e sereno con una cartella sola.
In breve: a parte il nome pieno di accenti ritengo Déjà-Dup un esempio assoluto di pulizia, facilita' di utilizzo e design, una perla rara in un oceano di applicazioni troppo spesso raffazzonate o strabordanti di features inutili. Gli utenti necessitano urgentemente di piu' software fatto cosi'.

venerdì 16 aprile 2010

Faldoni VS Database

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L'altro giorno mi sono recato con un amico presso un piccolo produttore agricolo con lo scopo (che non intendo qui approfondire nel dettaglio) di appurare come utilizzasse lui il computer nello svolgimento delle sue pratiche burocratiche e produttive. Ne e' emerso uno scenario perfettamente prevedibile e scontato, ma non per questo meno disarmante: il PC viene usato pressoche' esclusivamente come macchina da scrivere, per compilare bolle e fatture da stampare e maneggiare poi analogicamente (= su carta).
L'apoteosi dello sconforto l'ho raggiunta quando il suddetto agricoltore (lui, come lo potrebbe fare la stragrande maggioranza dell'utenza informatica di basso livello odierna) ha apertamente ammesso che il computer, massima espressione della scienza tecnologica nella sua esistenza rurale, e' un problema inevitabile piu' che una soluzione desiderabile: difficile da usare, incomprensibile, caotico, con l'unico pregio che con un paio di copia&incolla si velocizza qualche sporadica operazione nella compilazione dei moduli che se altrimenti fatta a mano richiederebbe piu' tempo. Mentre diceva cio', io guardavo il vicino armadio carico di faldoni e carte accumulate dopo essere uscite dalla stampante del vituperato marchingegno digitale, certamente perche' il personaggio riesce meglio a scartabellare e cercare cio' che gli serve su supporto fisico anziche' tra le cartelle virtuali del filesystem.
Del resto, neppure mi sento di dargli tutti i torti: il computer ha un costo, cosiccome la licenza di Excel installata sopra (suppongo sia stato originale, acquistato in bundle con la macchina numerosi anni addietro, e se anche fosse stato pirata glielo ha installato qualche pseudo tecnico in qualche negozietto di informatica facendosi comunque pagare per il disturbo), e tale applicativo viene usato per compiti ben piu' complessi ed avanzati che non quelli per cui e' stato ideato. L'acquisto di un software specifico per la sua attivita' costerebbe 3000 euri (e non e' una stima: il programma esiste davvero e gli e' stato offerto esattamente a quella cifra), e per esperienza gia' so che si tratterebbe comunque di un accrocchio Visual Basic + Access messo in piedi alla meno peggio con lo scopo esplicito dell'azienda produttrice di trarre profitto ulteriore con i corsi per sommariamente imparare ad usarlo e l'assistenza. Pertanto ci si arrangia con quel che si ha, ovvero qualche programma realizzato da vendors diversi tra loro nient'affatto integrati, con interfacce diverse e carichi di features introdotte per giustificare le nuove release, e appena possibile si ricorre al tasto "Stampa" per portare le informazioni importanti fuori dal ronzante scatolone di plastica e alluminio.
Non oso neppure immaginare cosa la piu' scarsa e umile tecnologia digitale oggi esistente potrebbe realmente fare per quest'uomo: i dati, se immessi in un database, potrebbero essere spulciati e tra loro intersecati con dettaglio estremo in pochi secondi; le anagrafiche di fornitori e clienti, se formattate in hCard e gestite direttamente dagli interessati, potrebbero essere pescate dall'Internet ed aggiornate automaticamente, e istantaneamente accessibili digitando tre caratteri del nome; i documenti potrebbero calcolarsi per conto proprio quantita' totali, prezzi totali, IVA e altri parametri burocratici partendo da pochi valori relativi alla merce ricevuta o da consegnare; gli stessi totali potrebbero essere trasmessi al commercialista in formato digitale, e questo potrebbe a sua volta importarli nel suo proprio programma per farci quel che deve farci; i pagamenti, se trasferiti per via telematica, sarebbero usati seduta stante per computare bilanci ed introiti (o al contrario innescare sollecitazioni automatiche se non arrivati in tempo). Senza parlare del risparmio di carta, inchiostro e spazio.
Se nell'Anno Domini 2010 tutte le attivita' produttive e commerciali ancora non hanno trovato nella tecnologia un valido ed appropriato supporto la causa non e' solo delle ovvie resistenze riscontrate presso il grande pubblico nei confronti delle novita' ma anche e soprattutto da imputare a coloro che dovrebbero provvedere alla messa in opera di questi semplici e talvolta persino banali (per un tecnico, intendo) strumenti, e che speculano sulla scarsa consapevolezza e dimestichezza dei propri clienti per spremere ogni singolo centesimo dalla loro ingenuita'.
Le cose possono cambiare. Devono cambiare. Poche righe di codice, se stese con criterio, possono allo stesso tempo ridurre il tempo (e dunque il costo) necessario a svolgere una operazione, aiutare a massimizzare i profitti incentivando particolari scambi monetari, e salvare un albero destinato a diventare carta da stampa. E' venuta l'ora di iniziare a scriverle.

mercoledì 7 aprile 2010

Vintage Computing

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Oramai ogni tre per due si annuncia la morte del PC desktop, pronto per essere assassinato dalla piu' nuova, promettente e modaiola tecnologia: una volta incombe il web desktop ed il cloud computing, una volta avanza a grandi passi il mobile, una volta l'iPad sembra destinato a stravolgere la vita di ogni essere sul pianeta. L'ultimo articolo letto in merito e' questo qui, che definisce "legacy" (= obsoleto) il desktop.
Esistono pero' almeno due falle nella logica di questo genere di conclamazioni.
La prima e' che tutti assumono che gli utenti si dividano in due categorie: chi produce e chi consuma. Chi produce (contenuti, documenti, codice...) abbisogna di tastiere fisiche, grossi monitor e software di editing audio e video performante, chi consuma (contenuti, documenti, applicazioni...) puo' largamente accontentarsi di un monitor touchscreen ed una tastierina virtuale per i pochi commenti che puo' al massimo scrivere su Facebook. Ma, per fortuna o purtroppo, il mondo non e' bianco e nero. Anche l'utente piu' negletto e passivo della Rete spesso scrive a lungo e relativamente lunghi testi, prova ne e' la capillare diffusione di Messenger e altri client di instant messaging con cui abitualmente alla sera gli studentelli spettegolano sui loro compagni e gli adulti spettegolano sui colleghi di ufficio. La chat e' una delle attivita' piu' comune per ogni categoria di cittadino digitale, gli smanettoni complottano su IRC ed i profani discutono del piu' e del meno su GTalk, dunque per quanto strano possa sembrare tutti abbisognano di una bella tastiera su cui scrivere i propri pensieri a qualcun'altro, da li' non si scappa. Inoltre, moltissime sono le persone che, pur capendone poco, col computer ci devono lavorare: tanto per dirne una chiunque abbia una attivita' commerciale o produttiva deve gestire fatture e rendicontazioni, e sebbene tale genere di applicazioni potrebbe benissimo essere adattato per i devices moderni (il tablet ad esempio sarebbe perfetto per tenere allineato un magazzino con la propria base dati) il traguardo prevede una congiunzione astrale tra offerta da parte del mercato, richiesta da parte dell'utenza, e disponibilita' della piattaforma hardware.
Cio' introduce alla seconda mancanza del ragionamento secondo cui il desktop debba perire a breve, ovvero l'innata resistenza a qualsiasi genere di innovazione da parte del grosso mercato consumer. Credo che la diffusione di Internet Explorer 6, browser risalente a 9 anni fa' e che in marzo 2010 deteneva il 9% di share, sia constatazione sufficiente per confermare la tesi. Se il pubblico oppone cotale ritrosia nell'effettuare un upgrade software, pressoche' indolore e gratuito, per quale ragione dovrebbe cambiare in modo radicale le sue abitudini andando pure a spendere qualche centinaio di euri per un nuovo arnese elettronico? Molto meglio tenersi quel che si ha il piu' a lungo possibile. E di conseguenza continuare ad istigare il mercato a proporre soluzioni per quello, anziche' intraprendere mosse azzardate su un terreno popolato in larga parte da entusiasti di tecnologia e poco altro. Certamente i developers web, iPhone, iPad, Android e compagnia cantante abbondano, ma ne passera' di tempo prima che provvedano alternative valide a tutto quello che e' stato sinora realizzato sul desktop, magari da qualche cane in Visual Basic e Access, che non solo facciano le stesse cose ma pure meglio (si' da giustificare il costo della migrazione), e fino ad allora le possibilita' di convincere qualcuno ad abbandonare il sano vecchio scatolone sibilante sono nulle.
In quanto freesoftware advocate so bene quante e quali sono le difficolta' che si parano dinnanzi all'adozione di qualsiasi strumento anche solo di poco diverso rispetto a quanto gia' familiare e consueto, indipendentemente dalla facilita', comodita' e bellezza dello stesso. E, per quanto sostenitore di quasi ogni novita' sensata che spunti sull'orizzonte di Slashdot, mi guardo bene dal dare credito a ogni affermazione eccessivamente entusiasta sull'imminenza di un cambiamento di paradigma. In qualita' di nerd sarei ben lieto di vedere la gente per strada leggere la versione digitale del quotidiano sul proprio tablet ("Il futuro e' adesso!"), ma in qualita' di osservatore so che questo scenario e' ben lungi a venire, checche' ne dicano i santoni del marketing.

domenica 28 marzo 2010

Building Blocks

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Stufo di dover sempre ripopolare la mia installazione di Tracker ogni volta che per ragioni di debug la svuoto, e di dover andare a caricarmi qualche FeedChannel per testare miner-rss, ho incluso oggi in libgrss un parser OPML (prelevandolo come al solito da Liferea) e scritto due righe in croce per provvedere all'importazione dei files formattati in tal modo nello storage semantico. Il codice e' al momento pubblicato qui, alla meno peggio, ma penso che ne realizzero' una versione grafica in GTK+ da distribuire insieme a Phidias.
Attenzione, pero': "da distribuire insieme", non "incluso in".
La differenza sta nel fatto che questa micro-applicazione, se mantenuta come componente standalone, fungerebbe come importer OPML per qualsiasi feed reader basato su Tracker passato presente e futuro. Appunto perche' Tracker fornisce una rappresentazione univesale descritta dalle sue ontologie, cui tutti i programmi capaci di gestire MFO attingerebbero in modo trasparente.
Da innumerevoli anni sono sostenitore di una architettura di sistema basata su componenti specifici e mirati che possano integrarsi tra loro in modo naturale, dove qualsiasi miglioramento o nuova feature si ripercuota su tutte le applicazioni che rientrano appunto nella stessa architettura senza dover necessariamente ritoccarle tutte. Lobotomy, e piu' precisamente il SubConsciousDaemon, e' stato progettato esattamente secondo questo criterio. Ed ammetto che, nonostante i difetti propri della fuffa semantica, Tracker si presti a questo genere di utilizzo.
Per ora continuo la mia opera nella nicchia della gestione dei feeds RSS, aggiungendo qua e la' funzionalita' (o meglio: riadattando le funzionalita' esistenti), ma spero che il concetto di sistema "composito" possa essere apprezzato da qualcun'altro e applicato in altri contesti.

martedì 23 marzo 2010

Back Online

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La visita di un paio di tecnici Telecom (per conto di Infostrada), un cavo telefonico acquistato al volo (non riuscendo piu' a trovare quello che certamente tengo da qualche parte), e da circa un'ora ho - nuovamente - l'ADSL.
Anche un anno fa' l'avevo, ma Tin.it, il mio provider, e' stato chiuso. Sono passato ad una connessione 3G Vodafone, traballante e con banda minima, un mese fa' si sono lamentati che occupavo troppa banda, e dietro minaccia di restare privo di connettivita' ho dunque deciso di ripassare all'ADSL a costo di dover pagare la disattivazione quando comprero' casa e mi trasferiro' da qui (progetto in attesa da molto tempo, comunque...).
Sembra assurdo che un nerd del mio calibro sia riuscito a sopravvivere tanto a lungo senza connettivita' fissa, eppure ci sono riuscito. Ed ho imparato ad apprezzare il valore di questo bene cosi' prezioso.
Per quanto da molti considerata banale, la disponibilita' di una connessione in banda larga e non NATtata (dunque, raggiungibile dall'esterno) apre le porte ad una infinita' di possibilita', tanto che non so da che parte cominciare a recuperare il tempo perso sinora. Giusto per elencare le prime attivita' che mi vengono in mente, da domani potro':
  • far aggiornare automaticamente opengnomedesktop.org . Da quando ho messo in piedi il sito ho avuto poche occasioni di allinearne i contenuti con quelli di GnomeLook, in quando avrei dovuto farlo a mano di quando in quando (scomodo), o far eseguire periodicamente uno script (impossibile, gia' che non tenevo alcun PC perennemente connesso per non fondere la chiavetta), o eseguire la procedura dal VPS su cui e' hostato lobotomy-project.org (impossibile, in quanto e' necessario avere X in esecuzione per generare le thumbnails dei temi)
  • sperimentare su PubSub. Ne ho aggiunto una implementazione client in libgrss, ma non ho mai avuto modo di provarla a sufficienza a causa del fatto che la connessione Vodafone era NATtata. La disponibilita' di un feed reader in grado di supportare PubSub permetterebbe di avere news quasi in tempo reale sul proprio desktop, feature non certo vitale per le notizie di tutti i giorni ma che puo' avere piu' di una applicazione
  • sviluppare comodamente applicazioni che necessitano di grandi moli di informazioni prelevate dall'Internet, come ad esempio quella descritta qui ed ora in fase di progettazione con la complicita' dell'amico Seven. Il fatto di tenere in casa la macchina che scarica, analizza e categorizza i dati dovrebbe accellerare lo sviluppo di un prototipo da lasciare sul VPS una volta stabilizzato
  • far scaricare automaticamente il podcast del giornale radio di Radio1 e riprodurlo all'ora in cui dovrei svegliarmi. Anche in questo caso e' un progetto che non l'ho mai potuto realizzare a causa dell'impossibilita' di tenere un PC sempre connesso, ma finalmente potro' aprire i miei occhietti al mattino ascoltando le notizie fresche e rotolandomi tra le lenzuola un altro po'
Mi e' mancata tanto, l'ADSL...

domenica 7 marzo 2010

La Sindrome della Prima Volta

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Quando l'altro giorno l'amico Gigi ha pubblicato un post menzionando, tra gli altri, il progetto GASdotto, mi sono posto il problema della visilita' di tale opera sull'Internet. Ed il pensiero si e' acuito quando l'altro giorno ho ricevuto una mail da parte di un certo "Alessandro" del GAS di Rimini, che ha spontaneamente aggiunto una menzione al programma nella pagina Wikipedia dedicata al tema e mi chiede informazioni per una piu' approfondita valutazione.
Sinora ho tentennato, in quanto il software e' in perenne stato di sviluppo e sebbene possa essere dichiarato stabile nuove correzioni ed aggiunte arrivano quasi ogni settimana, ma credo che sarebbe ora di iniziare a promuovere sul campo l'applicazione affinche' venga conosciuta ed eventualmente usata dal pubblico di riferimento, ovvero i Gruppi di Acquisto.
In realta' questa voglia di referenzialita' non deriva dal puro e semplice desiderio di veder usato il proprio software, comune a qualsiasi programmatore che produca qualcosa che si spera essere utile al prossimo, ma per il mio timore nei confronti di quella mai documentata ma ben nota tendenza ad estendere le delusioni personali a tutto cio' che anche solo vagamente concerne la sorgente stessa dell'originale malcontento.

Spiego meglio il concetto, facendo un passo indietro e riesaminando la storia vissuta.
Lo sviluppo di GASdotto e' stato avviato oramai piu' di un anno fa' a fronte della constatazione che l'unica alternativa allora esistente era un obrobrioso ed inusabile programma denominato GestiGAS, open e gratuito ma impossibile da usare ed inguardabile. Poiche' la prima preoccupazione dei miei "committenti", il GAS Roccafranca di Torino, era appunto la prospettiva di riuscire a far usare uno strumento tecnologicamente piu' avanzato dei documenti Excel sino a quel momento scambiati per posta elettronica senza pero' restare impantanati nella naturale e diffusa incompetenza informatica dei membri del gruppo, l'unica scelta e' stata quella di implementare tra noi quanto bastava per svolgere i compiti della combriccola. Da allora numerosi e consistenti progressi sono stati fatti, in termini di stabilita' e funzionalita' offerte, e da piu' di un testimone mi e' arrivata la conferma che tale gestionale sia immensamente piu' facile da usare del sopra menzionato "competitor".
Cio' non basta comunque a vincere l'impietoso gioco del pagerank Google, e se oggi eseguo una query come "software gruppo di acquisto" sul piu' usato dei search engine inevitabilmente tutti o quasi i risultati riconducono a GestiGAS, presente da molto piu' tempo e dunque con una ben piu' ricca e diffusa schiera di utilizzatori e commentatori. Posso immaginare che questa specifica ricerca sia gia' stata condotta da buona parte dei numerosissimi gruppi di acquisto che, stando ad un recente rapporto di Coldiretti, sono spuntati nell'italica penisola, e posso immaginare che molti di questi abbiano scaricato, installato e provato ad usare questo arnese con risultati non sempre positivi.
E veniamo finalmente al perche' di questo post, alla "sindrome della prima volta": arrivati a questo punto, di tutti coloro che hanno visto GestiGAS e ne sono rimasti delusi, quanti vorranno intraprendere una piu' accurata ricerca e tentare nuovamente di procedere alla non sempre banale operazione di installazione di un applicativo web sui loro server per vedere se c'e' qualcosa di meglio? E quanti invece saranno sconsolati ed adotteranno a loro volta l'antidiluviano meccanismo degli ordini via mail, certamente piu' immediato da mettere in opera ma perdendo cosi' l'opportunita' di snellire i processi del gruppo e migliorarne l'efficienza con guadagno di tutti?
Il fatto di aver fallito il primo approccio comporta una perdita di entusiasmo, la paura di vedere un'altra volta vani i propri sforzi, ed in questo come in altri casi il fatto di incappare in una soluzione sub-ottimale fa poco sperare di riuscire a trovarne una valida. Pertanto si preferisce lasciar perdere, ed arrangiarsi con il minimo dispendio di risorse possibile.

Ho gia' osservato lo stesso circolo vizioso di riduzione dello stimolo tecnologico in un ambito assai diverso ma conosciuto da molti miei lettori: l'adozione di Linux. Penso che qualunque utente Linux con sufficiente passione da aver mai parlato di tale sistema ad un amico o conoscente con l'obiettivo di generare interesse abbia ricevuto almeno una volta una risposta del tipo "L'ho gia' provato X anni fa', non funzionava niente, ci ho rinunciato". Non ha la benche' minima importanza il fatto che il software incluso nelle distribuzioni migliori ogni singolo anno (o anche ogni sei mesi), e fra tutte le piattaforme operative Linux abbia il piu' forte afflusso di correzioni e miglioramenti: e' gia' stato provato, e l'impegno di eseguire una nuova installazione (con tutto cio' che ne consegue: ripartizionare, defraggare la partizione Windows per evitare ogni rischio di perdersi dati, verificare il funzionamento dei drivers...) non controbilancia l'esperienza negativa passata.

Per quanto riguarda GASdotto, dietro consiglio della mia ragazza (che lavora per una agenzia di SEO) ho installato sul sito un modulo Drupal per arricchire le pagine con meta-tags descrittivi e strizzare l'occhio al crawler di Google, sebbene ritenga quella del "Search Engine Optimization" una arte voodoo che trascenda la logica e non sia eccessivamente speranzoso nei confronti di questa misura. Parallelamente, vedro' di confezionare la prossima release 1.1 nel piu' breve tempo possibile e metterla a disposizione di chi la vorra' scaricare, ed ancora meglio mi piacerebbe avviare nel prossimo futuro una sorta di campagna di "server sharing" per i GAS che non hanno competenze per mettere in opera un virtual private server ma che vogliano comunque usare codesto software.

Con tutto questo non voglio asserire che GASdotto sia a priori meglio di GestiGAS, e che dunque il fatto di scoprire per primo il mio progetto possa stravolgere l'opinione delle masse, ma il fatto di aver gia' ricevuto un discreto numero di giudizi comparativi volti a mio favore mi fa intuire che qualche risultato in piu' lo si possa ottenere. Per fornire strumenti efficienti a chi ha obiettivi importanti, per dare un supporto tecnologico ad una impresa comune.
La prima volta non si scorda mai. Meglio che sia positiva.

domenica 28 febbraio 2010

FOSDEM 2010: the Tech Side

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[Premessa: questo post narra i contenuti tecnici visionati e sperimentati durante la mia esperienza al FOSDEM 2010, per una descrizione degli aspetti sociali si veda l'apposito articolo sull'altro mio blog.]

Il presupposto e' uno: in una manifestazione creata e vissuta completamente dalla community open, all'interno della quale l'informazione circola a priori senza vincoli, non ci si puo' aspettare di recepire qualcosa che non sia gia' stato letto in un blog o in un aggregatore di notizie. Jobs organizza i suoi keynotes badando di generare prima un grande hype senza pero' sbottonarsi troppo sui contenuti da svelare sul palco (cfr. iPad), quelli di Google sembrano preferire le dichiarazioni a sorpresa (cfr. Wave), ma laddove non ci sia qualcuno che impone il silenzio stampa per esigenze di marketing ed immagine tutti sanno tutto di tutti. Per questo motivo al FOSDEM, il piu' grande meeting di sviluppatori open in Europa, non ho visto assolutamente nulla di nuovo.
Relativamente pochi i talks che ho seguito, anche a causa della disposizione completamente randomica delle sale e della difficolta' a raggiungere i pochi appuntamenti interessanti (nel mio caso, quelli su XMPP) prima che le aule si riempissero e venissero chiuse.
Tra questi, da menzionare sono il progetto OpenIntents, framework per piattaforma Android che esaspera la nozione di "trigger" tentando di spezzare il workflow di qualunque tasks eseguito dall'utente in una serie di passi eseguiti da componenti dedicati ed intercambiabili da miscelare in diversi modi, e la presentazione dell'equivalente di ChromeExperiments da parte del team Mozilla: una raccolta di arzigogolati quanto inutili hacks che portano al limite le piu' recenti tecnologie per lo sviluppo web.
Con grande sorpresa (almeno da parte mia) la devroom dedicata a Gnome ha ospitato solo superficiali e poco stimolanti talks. Niente su Zeitgeist, niente su Gnome Shell, niente su GTK+ 3.0, niente su GIR, poco su Tracker (parte del talk l'ho tenuto io!), insomma niente sulle reali novita' del settore. E' presumibile che i relatori abbiano preferito tenersi questi argomenti per il prossimo GUADEC, ma a parer mio avrebbero fatto molto meglio ad approfittare della visibilita' offerta verso un pubblico un po' piu' eterogeneo che non gli specifici addetti ai lavori che si presenteranno a luglio in Olanda.
Nota a margine ed in semi-anteprima (nel senso che nel giro sono gia' tutti consci della cosa, ma e' bene diffonderla all'esterno): Rob Taylor, mio co-relatore, ha gia' in progetto da qualche tempo una sorta di contest per il miglior hack costruito su Tracker e dovrebbe annunciarlo sul suo blog. La scadenza dovrebbe quantomeno imminente (verso la meta' di marzo), ma magari qualcuno ha una bella idea che richiede poco lavoro e produce risultati immediati. Premio: un Nexus One. Direi che il gioco val la candela.
Trascendendo dalle applicazioni software, curiosa la RepRap, di cui era presente un esemplare: gia' l'idea di una "stampante 3D" e' stravagante, se poi e' pure open e lowcost diventa meravigliosa.
Ora non mi resta che attendere la pubblicazione dei video degli speech che mi sarebbero stati congeniali ma che, come detto, per un motivo o per l'altro mi sono perso. Ed iniziare a ponderare qualcosa di simpatico da far vedere alla prossima edizione.