Pensieri e parole su HCI, home computing, tecnologie desktop e sul Progetto Lobotomy

lunedì 29 giugno 2009

libopengdesktop

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Come precedentemente annunciato negli ultimi giorni mi son messo ad implementare una piccola libreria che permette l'accesso ai servizi web compatibili Open Collaboration Services con un wrapper Glib, e dunque facilmente usabile in Gnome e XFCE. Sebbene certamente non ancora all'altezza di attica, ovvero l'implementazione per KDE, credo che libopengdesktop sia gia' usabile per piccoli applicativi senza pretese: mancano ancora le funzioni che permettono di comunicare con il server remoto in modalita' asincrona, indispensabili per l'utilizzo in una qualsiasi applicazione grafica che interagisca direttamente con l'utente, ma gia' il GTK+ Theme Thumbnailer menzionato nel precedente post sarebbe realizzabile senza eccessivo sforzo.
Per quanto questa faccenda del Social Desktop Contest in parte non mi torni, in quanto sembra abbastanza una bufala architettata a tavolino per l'interesse di pochi (e come al solito approfondiro' queste tematiche sull'altro mio blog), ha comunque stimolato i miei neuroni gia' peraltro eccitati dal bioritmo estivo, ed ora mi trovo con una quantita' di idee grandi e piccine che potrebbero essere presentate o comunque messe in opera per il puro gusto di far qualcosa di utile. Poiche' gia' so che non riusciro' mai a realizzarle tutte le condivido nella speranza che qualcun'altro si prenda carico di qualcuna di esse: se cio' dovesse succedere, lasciate un commento a questo pezzo cosi' evitiamo di lavorarci in due...
  • una implementazione AGPLv3 della piattaforma Open Collaboration Services (per quanto incredibile lo stesso OpenDesktop, riferimento stesso della specifica, sembrerebbe costruito su una piattaforma web closed source... Andiam bene...). Questo di per se dovrebbe essere il progetto che andrebbe ad includere anche il GTK+ Theme Thumbnailer, ed il primo su cui mi mettero' a lavorare non appena avro' un poco di tempo
  • un driver Gwibber per le funzionalita' di microblogging incluse nel formato
  • un driver Evolution per gestire i messaggi privati tra gli utenti
  • un'altro driver Evolution (o comunque un convertitore iCal) per importare nel calendar le informazioni relative agli eventi che vengono pubblicati
  • una qualche forma di integrazione con GeoClue per la gestione ad alto livello delle informazioni geografiche (magari una estensione di libopengdesktop?)
  • una applicazioncina Facebook che condivida su tale popoloso network le attivita' svolte su una piattaforma Open Desktop
C'e' sempre qualcosa di nuovo da sviluppare. Peccato manchino sempre gli sviluppatori...

venerdì 19 giugno 2009

GTK+ Theme Thumbnailer

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Giusto il tempo di commentare il Social Desktop Contest, che in quattro e quattr'otto contro ogni piu' rosea aspettativa son riuscito ad implementare (sebbene sia da rifinire) la prima proposta che avevo in mente. Non si tratta di nulla di eclatante, per la carita', ma la trovo comunque una opzione nella sua semplicita' originale ed utile.
Partiamo da un presupposto: i contenuti solitamente accessibili sui vari siti della rete OpenDesktop hanno il grosso problema di non essere programmaticamente gestibili. Bellissimi i Nautilus Scripts, o le applicazioncine su kde-apps, ma fintantoche' la loro installazione ed il loro utilizzo richiedono un intervento consapevole dell'utente (che deve decomprimere l'archivio e leggere il README per sapere di volta in volta quali files prendere e dove spostarli), e non esiste dunque alcuna forma di pacchettizzazione, non si puo' pensare ad uno strumento che faciliti la propagazione di codesti micro-applicativi con una modalita' di interazione fruibile dagli utilizzatori domestici (ovvero: "Clicca qui e faccio tutto io"). Dello stesso difetto, o meglio di una sua variante, soffrono i materiali meno impegnativi e destinati all'abbellimento grafico del proprio desktop: splendide le sfilze infinite di GTK+ engines e decorazioni per le finestre di Metacity, ma se ognuna di esse e' rappresentata da uno screenshot preso alla meno peggio dal rispettivo sviluppatore/artista ed in situazioni sempre diverse e' difficile poterne valutare la gradevolezza e tocca comunque scaricare ed installare prima di accorgersi che la personalizzazione sulla propria postazione di lavoro non piace.
Proprio a questa seconda problematica e' rivolto il mio modestissimo progetto: un servizio web che wrappi alcuni dei contenuti di gnome-look generando automaticamente le preview dei vari temi disponibili sempre secondo lo stesso layout di widgets.
Mettendo il naso nel codice di gnome-control-center, ovvero l'applicativo che in Gnome permette la selezione di vari parametri di visualizzazione, si scopre che le thumbnails sono generate dinamicamente partendo sempre dalla stessa configurazione di widgets (si vedono rispettivamente un pulsante, una checkbox ed un radiobutton) si' da affiancare in modo equo e confrontabile le differenti opzioni; da li', e' stato un attimo isolare le funzioni che provvedono a tale generazione e realizzare un eseguibile standalone capace di produrre una JPEG a partire da un qualunque tema, da poi fornire in accompagnamento ai contenuti esposti da un ipotetico server che come detto funga da provider per un altrettanto ipotetico pannello Gnome arricchito da un tasto che permetta di pescare da esso (come gia' succede nel pannello dei wallpapers di KDE).
Paradossalmente adesso arriva la parte piu' noiosa e complessa, ovvero quella di provvedere ad una libreria C (e magari GObject oriented...) che wrappi l'API REST descritta dalla specifica Open Collaboration e permetta di comunicare col server senza doversi ogni volta parsare l'XML, e gia' da solo questo task meriterebbe di essere contemplato come entry a se' stante per il Contest. Ad ogni modo credo che l'ostacolo piu' imponente, ovvero la creazione di preview coerenti, sia stato abbondantemente superato, e da adesso la strada e' in discesa: non so se una trovata cosi' modesta possa realmente avere uno spazio all'interno della competizione internazionale (e anche se lo fosse, l'Italia e' storicamente tagliata fuori dei concorsi a premi che si svolgono nel resto del mondo...), ma ribadisco l'intento puramente materialistico dell'opera.
Ogni tanto un qualche simpatico hack per passar la serata e' d'uopo...

giovedì 18 giugno 2009

L'Unione fa... il Desktop

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Sembra che la community di sviluppo freesoftware si sia svegliata tutta d'un colpo per concentrare almeno una parte delle risorse in tema di design ed usabilita' dei prodotti open: dopo il recentemente commentato contest di Mozilla (per cui ammetto di aver abbandonato il proposito di partecipare in modo serio, avrei voluto mettere insieme un piccolo prototipo ma le incombenze sono sempre troppe...) nel giro di pochi giorni sono spuntati fuori il progetto "One Hundred Paper Cuts" ed il "Social Desktop Contest".
Il primo si tratta di uno "sprint" che punta ad individuare e correggere 100 piccoli bugs all'interno dell'interfaccia di Ubuntu (notoriamente: Gnome) entro un breve periodo di tempo, puntando l'attenzione soprattutto sulle piccole ma fastidiose incoerenze che possono peggiorare la user expericence dell'utente novizio ma d'altro canto possono essere sistemate con poco sforzo. La lista delle segnalazioni e' ricca, e posso sperare che i developers coinvolti non chiuderanno la baracca arrivati al centesimo ticket chiuso ma lavoreranno comunque per sistemare il sistemabile. Considero l'iniziativa ottima, purtroppo non ha molto senso che a condurla sia un'unico vendor (Ubuntu, appunto, considerando che alla fine il codice corretto e' quello di Gnome) ma e' un modo efficace per coinvolgere l'utenza domestica, piu' sensibile ad imprecisioni che potrebbero passare inosservate ad un esperto, e perfezionare alcuni dei dettagli che fanno la differenza tra un prodotto buono ed uno eccelso.
Di tutt'altro genere e' il contest indetto da Social Desktop (che in realta' e' solo un'altro nome per OpenDesktop...), che mira a stimolare la produzione di qualche applicativo nuovo e creativo che sfrutti la specifica Open Collaboration Services by Freedesktop.org per l'integrazione del desktop Linux con funzionalita' di social networking. Sebbene in lavorazione da qualche tempo il formato per il recupero, la condivisione e la valutazione di contenuti addizionali per i PC casalinghi (wallpapers, icone, piccole utility...) non ha mai preso particolarmente piede, forse anche perche' l'unico fornitore degno di nome del servizio e' appunto OpenDesktop (quelli, per capirci, che mandano avanti gnome-look e kde-look), e solo ultimamente l'implementazione di una parte dei servizi all'interno di KDE4 (come al solito annunciata con le fanfare) ha riportato l'attenzione sul tema. Io credo che alla specifica manchi ancora molto per essere davvero utilizzabile e non rappresentare solo un guscio di fuffa "duepuntozero", ma tornero' prossimamente su tali considerazioni: al momento sto accarezzando l'idea di assemblare qualcosa per suddetto contest, sperando di produrre qualcosa di piu' che non per la sopra menzionata competizione Mozilla, e quando opportuno esporro' un approfondimento.
Insomma, la morale del post e': basta un poco di ingegno per architettare iniziative ampiamente fruibili dalla community (e non solo dagli sviluppatori, che paradossalmente sono sempre piu' una minoranza), in grado di condurre a ricchi risultati con un impiego modesto di risorse. Mi auguro di continuare a vedere spesso questo genere di imprese da parte dei team piu' grandi e con maggiore risonanza mediatica.

lunedì 8 giugno 2009

CustomCaptionPanel per GWT

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Come ogni altro framework, anche il Google Web Toolkit (gia' piu' volte menzionato in questo blog) inizia a dare soddisfazioni quando lo si riesce ad usare decentemente. Oggi, ispirato da un colpo di genio (o meglio di memoria...), questo articolo e la consultazione del codice interno di alcune classi, ho implementato ed incluso in GASdotto questa semplice classe che permette di utilizzare un fieldset come Cristo comanda, ovvero con le label.
Grazie a questo piccolo espediente e' possibile generare una gerarchia DOM che formatta i contenuti senza fare uso di tabelle (non tanto per questioni di accessibilita', comunque compromessa trattandosi di roba compilata in Javascript, ma interessante in termini di elementi che il layout engine del browser si trova a dover manipolare), e riccamente configurabile per mezzo di CSS come nell'esempio incluso nel codice della classe sopra linkata.
Il risultato ottenuto e' esteticamente assai gradevole, ed ovviamente ancora migliorabile se solo fossi capace di spremere CSS in modo esaustivo, e sebbene ancora non perfetto (il CaptionPanel cosi' taroccato non permette di installare listeners sugli elementi trattati, per intercettare ad esempio il focus, e non ho ancora capito come aggirare...) spero che questo pezzetto di codice torni utile a qualcuno.

venerdì 5 giugno 2009

Tanto va il Bob al Largo...

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Ci sono situazioni della vita in cui non si puo' non restare affascinati dinnanzi agli inaspettati risultati che una caotica serie di eventi puo' produrre: ho piu' volte conosciuto per puro caso persone che a distanza di tempo ed in intricate circostanze si sono rilevate indispensabili, ho vissuto esperienze incredibilmente belle o incredibilmente brutte che mi hanno permesso di accedere ad altri scenari ancora piu' estremi, e mi sono trovato in condizioni paradossali a seguito di non meglio descrivibili catene di cause ed effetti.
Questa e' una di quelle situazioni.

Io, eterno scettico nei confronti del desktop semantico, e acceso critico nei confronti di organizzazioni ufficiali e para-corporate nel contesto dello sviluppo free, sono da oggi co-maintainer di un componente di Nepomuk.
Non sto qui a spiegare il come ed il perche' di tale evoluzione, e se lo facessi comunque pubblicherei il resoconto sul mio blog piu' "politicamente attivo" a causa dei risvolti che la vicenda ha e continuera' ad avere, ma basti qui menzionare il fatto che nel prossimo periodo avro' modo di approfondire persino piu' del dovuto il tema delle tecnologie semantiche ed i loro risvolti.

L'incarico si prospetta tutt'altro che semplice, considerando che in fin dei conti la definizione di una ontologia non e' null'altro che un confronto dialettico tra due o piu' persone che vogliono imporre la propria visione soggettiva delle cose senza poter fondare la discussione su aspetti tecnici e misurabili, lunghissimi flames sono gia' stati prodotti nei confronti di innumerevoli dettagli che avrebbero dovuto essere inclusi, esclusi o modificati ed il mio compito sara' quello di moderarli. Se a cio' aggiungiamo l'hype che Nepomuk detiene, avendo galvanizzato una buona fetta della community a seguito dell'implementazione (comunque a tutt'ora in corso d'opera) in KDE, ed il fatto che dovro' confrontarmi con personaggi di un certo spessore e di una certa esperienza (nella pagina sopra linkata appaiono, oltre al mio, i nomi di almeno un paio di maintainer di Tracker ed il co-maintainer di Xesam), la sfida si fa ancora piu' ardita.
Ridendo e scherzando gia' so che passero' il weekend a documentarmi sui tickets gia' in passato aperti sul componente a me assegnato e sulle modifiche che qualcuno ha arbitrariamente apportato senza pero' passare per la validazione da parte della community, preparandomi mentalmente e fisicamente al ciclo di sviluppo che iniziera' nel prossimo periodo a causa della chiusura dell'originario progetto Nepomuk sponsorizzato dall'Unione Europea ed alla migrazione della baracca sotto l'egida della fantomatica OSCAF, ambigua organizzazione il cui compito non e' ancora chiaro e per la quale indirettamente mi son trovato in codesta situazione.
Vabbe', guardiamo il lato positivo: con tutte le mail di insulti internazionali che dovro' mandare, magari il mio inglese scritto migliorera'...

martedì 2 giugno 2009

Mozilla Design Challenge, parte 1

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Essendomi perso il contest per il re-design di OpenOffice, qualche giorno fa' ho deciso di partecipare a quello indetto da Mozilla per l'ideazione di una alternativa alle classiche tabs per la navigazione di piu' pagine contemporaneamente in Firefox.
Si parte dal presupposto che (cito testualmente) "oggi avere 20 o piu' sessioni parallele e' cosa comune", e nell'ottica di fornire un nuovo strumento di gestione della propria vita digitale si sta cercando un mezzo piu' efficiente che non le comodissime ma comunque limitanti tabs tradizionalmente poste al di sopra delle pagine.
Ieri sera ho confezionato una prima proposta, anche se ammetto apertamente che sia piuttosto banale: come si vede in questi mockups (e nell'orribile video che riporto anche qui sotto) ho piazzato le tabs in una sidebar, ispirandomi all'oramai diffuso utilizzo di monitor widescreen che offrono tanto spazio orizzontale, anche se tale presupposto non vale per gli altrettanto diffusi netbooks e tale approccio contempli comunque una semplicissima reimplementazione dello stesso identico concetto gia' esistente.


Poche le "innovazioni" introdotte da questo concept: il fatto che le tabs che vengono attivate da un qualche evento interno (ad esempio: una modifica nel DOM da parte del JavaScript correlato, che magari ha pescato dal server un nuovo frammento di informazione quale ad esempio una nuova mail in GMail) vengono esposte in primo piano all'utente, e l'ordinamento per dominio (che permette di aggregare piu' pagine provenienti dallo stesso sito). Ma comunque gia' esistono implementazioni di tale idea sottoforma di estensioni Firefox, dunque non c'e' molto altro da dire
se non che si e' trattato di un (neppure tanto riuscito) esercizio di stile.

Ma come gia' detto, questa si tratta solo di una prima proposta: un'altra ne ho nel cassetto, in buona parte ispirata ed adattata dal meccanismo di navigazione dei templates pensato per Synapse. Certamente un "template" (nell'accezione assunta all'interno di Lobotomy) e' cosa diversa da una pagina web, dunque qualche revisione va apportata, ma provero' quanto prima a confezionare anche quest'altra proposal da inviare al team Mozilla.

Apprezzo immensamente lo sforzo profuso da Mozilla nella ricerca in campo di usabilita' e HCI, settore in cui tipicamente il software open deficita: il fatto di trattare l'interfaccia della propria applicazione con la stessa cura con cui si tratta il codice e' sintomo di consapevolezza nei confronti del "mercato" e dell'utenza, ed evidenzia l'intenzione di elevare la qualita' del software secondo canoni troppo spesso tralasciati e considerati secondari.
Con i miei modestissimi interventi non conto di lasciare un segno particolare presso il team Mozilla, ma il solo fatto di fomentare la creativita' di collaboratori freelance avvezzi al design ed all'usabilita' permette di avere una ricaduta su tutto il panorama e di generare concepts che potranno essere facilmente riutilizzati in altri progetti. Ben vengano dunque iniziative di questo genere, che dovrebbero anzi essere intraprese da tutti i progetti open di un certo spessore.

lunedì 1 giugno 2009

Fuori Onda

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Giacche' il web sembra in fermento per l'ultima trovata Google, inutile non volerne discutere anche su questo blog.
In poche parole: Wave e' un tool per far convergere diverse forse di discussione, tra cui instant messaging e commenti sui blogs, e di editing collaborativo. Sara' che gli esempi forniti nel corso della presentazione ufficiale del prodotto (di cui e' disponibile il video nella homepage del progetto) sono abbastanza banali ed ingenui, ma al contrario della maggior parte della blogosfera a me non pare nulla di particolarmente eccitante.
Per la carita', una API che permetta di gestire in modo complesso gli stream di discussioni e commenti e' piu' che benvenuta, e gia' pregusto il momento in cui la includero' in GASdotto per arricchire le possibilita' di interazione degli utenti, ma in fin dei conti di strumenti per l'editing collaborativo ne esistono gia' a quintalate (sia web che desktop), e neanche si contano i mezzi con cui due o piu' persone possono comunicare in modo piu' o meno sincrono.
Probabilmente l'aspetto piu' innovativo del prodotto sta nella formalizzazione di un protocollo per l'aggregazione di contenuti, che garantisce la possibilita' di implementazioni inedite e maggiori spazi per l'integrazione di servizi offerti da diversi providers (nonche' di applicativi di interfaccia magari un po' piu' usabili che non il client Wave proposto da Google stessa, che mi pare tutto fuorche' immediato e semplice da utilizzare), ma come sempre c'e' da vedere se davvero tale arnese verra' portato laddove ce ne sarebbe bisogno, ovvero social networks e piattaforme di (micro)blogging, oppure se ancora una volta le divergenze del libero mercato concorrenziale imporranno limiti alla radicazione della specifica.

Piu' in generale, il mio giudizio nei confronti di questo genere di strumenti di carattere "social" e' sempre abbastanza critico: bellissima la possibilita' di condividere commenti, informazioni, notizie ed opinioni, ma se alla fine tutto questo popo' di tecnologia viene usato per far divulgare le foto delle vacanze non si ottiene nulla di piu' che non la versione globalizzata e 2.0 della "serata a casa degli amici a vedere le diapositive della settimana al mare". Quel che mancano non sono i mezzi, ma i contenuti, o comunque un qualche criterio che faccia emergere i dati realmente utili per la conduzione dei processi di decision making.
Gia' mi sono altrove espresso favorevolmente nei confronti dei nuovi media e dei canali di comunicazione "peer2peer" offerti dalla moderna Internet, ma giunti a questo punto ci si aspetterebbe da un colosso come Google (o da chiunque altro con un forte potenziale innovativo) qualcosa di piu' che non un servizio di instant messaging potenziato.
Forse la salvezza arrivera' dal semantic web, ma i tempi sembrano tutt'altro che maturi. Forse la salvezza arrivera' da Lobotomy, o da Itsme, o da qualche altro progetto che porta l'aggregazione dell'informazione al centro del modello di interazione, ma l'attesa sembra essere tutt'altro che breve. E nel frattempo aumenta la mole di informazione da filtrare a mano, e troppo spesso succede di perdersi i pezzi per la strada.

lunedì 18 maggio 2009

Strutture Algoritmiche

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Un post gustosamente tecnico, inevitabile epilogo di una giornata interamente passata a programmare manipolando una infinita' di strutture dati.
Gia' da tempo ho constatato l'enorme gap che esiste tra le strutture dati comunemente conosciute, usate ed implementate nelle piu' svariate librerie, e l'architettura di un qualsiasi sistema la cui complessita' e' maggiore del classico hello world: laddove, seguendo i canoni della programmazione strutturata, si isolano (e stratificano...) le routines in modo da essere quanto piu' generiche possibili, alla lunga molto facilmente si arriva a replicare gli stessi dati in piu' e piu' posti semplicemente perche' in diversi posti si necessita di un diverso ordinamento, di una diversa gerarchia o di un diverso tipo di elemento che possa essere passato alle funzioni esposte da un diverso framework. E la pigrizia, prima virtu' di ogni developer, induce a ridurre, se non eliminare del tutto, l'implementazione di nuove strutture dati ad hoc da adottare caso per caso, ma ad adoperare due o tre o quattro istanze delle strutture normalmente fornite da qualsiasi libreria di utility e gestite su piu' piani differenti.
Un esempio concreto, fresco fresco e tratto dall'esperienza di oggi: ho usato una GHashTable per mantenere i riferimenti ad alcuni oggetti presi da un'altro componente e da restituire ad un'altro. Ma tali componenti ai due estremi del flusso sono fatti per "ragionare" secondo parametri diversi di cotali oggetti, mentre l'hash table permette di indicizzarli secondo un criterio solo. Risultato: quando le richieste arrivano da una parte l'accesso e' immediato, quando arrivano dall'altro devo convertire in una GList allocata sul momento, iterare, e liberare la struttura temporanea. Quanto sarebbe piu' efficiente il tutto se realizzassi una hash table personalizzata con due (o meglio ancora, un numero arbitrario di) indici distinti, o meglio ancora perfezionassi la gia' esistente GRelation (che non sembra godere di molta attenzione da parte del team Glib)? Molto, tutto sta nell'avere tempo di farlo.
E ancora: come detto gli oggetti sono presi da una parte e passati dall'altra, ma questo comporta una duplicazione delle stesse informazioni. Informazioni che sono rappresentate in modi completamente diversi, ma che vanno ordinate piu' e piu' volte, iterate piu' e piu' volte, sincronizzate piu' e piu' volte... Quanto sarebbe piu' rapido e performante l'insieme se si provvedesse ad una qualche forma di struttura condivisa mantenuta allineata una sola volta per tutte? Molto, ma richiederebbe non poco sforzo per la realizzazione di qualcosa di stabile date le condizioni di concorrenza.
E' probabile (anzi pressoche' certo) che la' fuori esistano centinaia di concetti nuovi, magari gia' anche implementati e testati e debuggati, ma che non sono ancora stati "scoperti" ed introdotti nei toolkit piu' popolari, i quali spesso magari neppure implementano le gia' ben note strutture piu' di nicchia e raffinate.
Nel contesto del Progetto Lobotomy iniziai ad esplorare, insieme ad altri spunti per esotiche strutture dati tra cui una ispirata dalle architetture multi-core, il concetto di "extension", ovvero estensioni dei tipi di dato fondamentali con altri oggetti che li descrivessero in modi diversi e ad essi direttamente agganciati al fine di avere un'unica lista in cui aggiungere e rimuovere elementi ed in cui cercare secondo un criterio ed ottenere immediatamente la diversa rappresentazione (ad esempio: cercare un HyppoVFSItem ed avere subito il relativo all'interno della GtkIconView senza dover iterare altrove), ma tanto per cambiare non ebbi modo di approfondire ulteriormente le potenzialita' del concept e non ottenni alcunche' di effettivamente usabile.
Un giorno o l'altro dovro' tornarci, su questo e su altre ricerche. Per intanto mi accontento delle mie hash table tradotte in liste...

domenica 10 maggio 2009

Social Software

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Nella 2020 FLOSS Roadmap, il documento (assolutamente non ufficiale, ma comunque fonte di ispirazione) che descrive i punti chiave in cui sviluppare e promuovere il software libero nei prossimi anni affinche' possa viralmente innestarsi sul panorama IT precedendo le controparti proprietarie (ed alla fine conquistare il mondo!!! Mhuahahaha!!!), uno spazietto e' dedicato al "Social Software".
Mettendo le mani avanti in merito al significato che tale buzzword dovrebbe avere, e che nella mia interpretazione differisce dalla definizione fornita da Wikipedia, il termine mi ispira un concetto che val la pena di esplorare ed implementare, o quantomeno di uniformare a partire dalle gia' esistenti sporadiche incarnazioni. Tale concetto e' quello di applicare una dimensione "social" (nell'accezione di "social networking") alla distribuzione del software, integrando servizi collaterali come il rating e l'aggiunta di commenti per ogni pacchetto installabile per mezzo del package manager, si' da arricchire quasi passivamente la documentazione relativa alle applicazioni accessibili dagli utenti.
L'idea e' tutt'altro che nuova, viene gia' marginalmente applicata in Ubuntu (che rappresenta la popolarita' delle applicazioni con delle stelline di merito) ed in Entropy (il package manager di Sabayon, progetto che ho modo di seguire abbastanza da vicino e che non nascondo abbia in buona parte influenzato la mia posizione sui temi qui trattati), ma trattandosi di applicazioni indipendenti, non compatibili e limitate risultano solo parzialmente utili ai fini dello sfruttamento intensivo dell'idea. Per questo motivo ho gia' provveduto a gettare il sasso nello stagno di PackageKit, progetto FreeDesktop che punta all'astrazione del package management sulle piu' disparate distribuzioni ed esporre questa funzionalita' in modo che sia programmaticamente raggiungibile anche da applicativi che non siano il package manager in senso stretto, ed attendo qualche commento in merito.
In un futuro il proposito potrebbe essere esteso anche a forme di contenuti "user generated" piu' significativi che non gli sterili commenti, come ad esempio una maggiore interazione in caso di errore dell'applicazione (e conseguente bug report) e l'avanzamento di idee e proposte per nuove features e migliorie: anche in questo caso esistono gia' parziali implementazioni dai singoli vendor (ad esempio Firefox provvede a presentare il dialog di bug reporting in caso di errore, mentre il team Ubuntu gestisce un suo proprio collettore di suggerimenti online), e provvedere una soluzione unica, riusabile e facilmente gestibile (per evitare gli ovvi doppioni che scaturirebbero da una adozione di massa del sistema, da individuare nel modo piu' automatico possibile) permetterebbe di incrementare notevolmente le possibilita' di produrre software di gran qualita'.
Il sofware libero siamo noi, dunque tanto vale fornire strumenti efficaci per lo svolgimento del proprio compito.

venerdì 1 maggio 2009

"Lobotam"?

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Negli ultimi tempi, per motivi legati in qualche modo al lavoro, mi sono documentato in modo abbastanza approfondito su Xesam, ovvero il protocollo FreeDesktop che intende unificare l'accesso ai dati piu' o meno semantici raccolti dai vari indexers quali Tracker, Beagle e compagnia cantante. E sebbene un anno fa', in occasione del primo approccio col progetto stesso, espressi una critica alla modalita' di utilizzo del formato, dopo aver rovistato il wiki in lungo ed in largo ed aver constatato l'incredibile frammentazione esistente nel mondo open in merito al tema del desktop semantico mi sono cosi' convinto della necessita' di questa opera che non solo mi sono iscritto alla mailing list ed ho preso (modestissima) parte all'atto finale che prelude al rilascio della versione 1.0 della specifica (oramai imminente) ma mi sto anche persuadendo che, almeno per ora, potrei utilizzare tale strumento all'interno di Lobotomy, sostituendo il mio personale storage relazionale Hyppocampus con un indexer canonico acceduto appunto grazie al protocollo standard.
Questo porterebbe all'impossibilita' di implementare alcune delle features avanzate che avevo elaborato, come il versioning dei singoli metadati e l'utilizzo ortogonale di informazioni cronologiche, ma certamente il fatto di non dovermi occupare personalmente di una componente grossa ed impegnativa come l'estrattore, indicizzatore e fornitore dei metadati mi permetterebbe finalmente di ottenere qualcosa di concreto nell'ambito del mio oramai anzianissimo ma poco produttivo progetto. E si puo' anche immaginare che in questo modo Lobotomy, inteso come ambiente operativo, potra' anche piu' facilmente essere adoperato, valutato e testato all'interno di un desktop environment canonico, ed essere utile a qualcuno per gestire i propri dati senza necessariamente dipendere dall'approccio distruttivo e radicale che presupporrebbe l'utilizzo esclusivo della mia esotica interfaccia.
Conto di concentrarmi prossimamente sui task prettamente presentativi del sistema, nella fattispecie su Synapse, e faro' in modo di wrappare l'interfaccia Xesam in modo che sia facilmente sostituibile il giorno in cui disporro' di uno storage relazionale fatto a modo mio.
Lobotomy + Xesam = Lobotam!